La Cassazione fa chiarezza sulla natura dei prelievi effettuati su un conto cointestato, escludendo l’automaticità della donazione

L’apertura di un conto cointestato, specialmente per aiutare una persona anziana, è molto comune. Ma cosa succede se il cointestatario che non ha versato i soldi inizia a prelevarli? Si tratta di una donazione?
Con una recente ordinanza (Ord. Cass. 12107/2026), la Corte di Cassazione ha stabilito che per parlare di donazione serve una prova chiara e forte della reale volontà di regalare, che non può essere data per scontata.
La Vicenda
Il caso riguarda un uomo che per anni ha gestito il patrimonio di un’anziana signora tramite conti correnti e investimenti cointestati, ma alimentati solo con i soldi di lei. L’uomo aveva effettuato nel tempo importanti prelievi e bonifici a proprio favore.
Dopo la morte di entrambi, gli eredi della signora hanno chiesto la restituzione di quelle somme, ritenendole sottratte indebitamente. Gli eredi dell’uomo si sono difesi sostenendo che si trattasse di regali (donazioni indirette).
I tribunali di primo e secondo grado avevano dato ragione agli eredi del gestore, considerando le operazioni come donazioni. La prova principale era un vecchio testamento, poi cancellato, in cui la signora riconosceva all’uomo la proprietà di metà delle somme. Per i giudici, questo dimostrava la sua volontà di donare.
La Decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, annullando la sentenza precedente. Ha chiarito che per considerare i prelievi una donazione indiretta, chi lo afferma deve fornire una prova rigorosa dell’intenzione di regalare (animus donandi).
Secondo la Suprema Corte, i giudici di merito hanno sbagliato a basarsi su elementi deboli e non chiari. In particolare:
- Il testamento non è una prova: Un testamento, per di più revocato, ha effetto solo dopo la morte e non può dimostrare la volontà di fare un regalo in vita. La frase in cui si riconosceva la proprietà di metà delle somme era una semplice dichiarazione, non la prova di una donazione avvenuta.
- Ruolo di gestore, non di beneficiario: L’uomo era stato incaricato di gestire il patrimonio. Questo ruolo di “fiduciario” è in contrasto con quello di una persona che riceve un regalo. Il fatto che la signora sapesse dei prelievi non significa che volesse donare quel denaro.
- Il comportamento successivo: La signora, una volta resasi conto della situazione, aveva revocato il testamento e denunciato l’uomo per appropriazione indebita. Questo comportamento contraddice nettamente l’idea che volesse fargli un regalo.
In conclusione, la Cassazione ha stabilito che l’intenzione di donare deve emergere da prove concrete e inequivocabili, non da semplici operazioni bancarie o da dichiarazioni ambigue.
Il Principio di Diritto
Cointestare un conto corrente non significa automaticamente fare un regalo. Se i soldi appartengono a uno solo dei cointestatari, chi sostiene che i prelievi dell’altro siano una donazione deve provarlo in modo rigoroso. Non basta dimostrare che il proprietario dei fondi fosse a conoscenza dei trasferimenti, ma è necessaria la prova chiara e inequivocabile della sua volontà di regalare (animus donandi).
Testo e contenuto
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